Schio 2002: Un viaggio nel tempo

La Fabbrica Alta di Schio, monumento dell’archeologia industriale locale, dominava ancora il panorama cittadino nel 2002. Nel passeggiare per le...

Schio 2002: Un viaggio nel tempo

La Fabbrica Alta di Schio, monumento dell’archeologia industriale locale, dominava ancora il panorama cittadino nel 2002. Nel passeggiare per le vie, si respirava un’atmosfera in bilico tra passato e nuovo millennio. I capannoni e gli antichi lanifici – come la Fabbrica Alta, retaggio dell’era Lanerossi – erano presenza familiare allo sguardo, mentre ai loro piedi scorreva la vita quotidiana: studenti in bicicletta diretti a scuola, operai e impiegati a piedi verso il lavoro, anziani che iniziavano la giornata con la spesa al mercato o il caffè al bar.

Il mercato settimanale era uno dei momenti clou della vita cittadina. Ogni mercoledì e sabato mattina, Schio si animava sin dalle prime luci dell’alba: le piazze principali e le vie adiacenti si riempivano di bancarelle variopinte e di folla. Circa 126 bancarelle di ogni tipo affollavano aree come Piazza IV Novembre, Piazza Alessandro Rossi, Piazza dello Statuto e Piazza Garibaldi. Le voci dei venditori ambulanti riecheggiavano tra i portici, confondendosi con il brusio dei compratori intenti a contrattare sui prezzi della merce. Il mercato era anche un rito sociale: ci si incontrava per caso tra le bancarelle, ci si scambiava saluti e pettegolezzi, mentre le nonne di allora insegnavano ai nipoti l’arte di scegliere frutta e verdura di stagione.

Il 2002 fu l’anno del passaggio dalla Lira all’Euro. Per i cittadini di Schio significò imparare a pensare in una nuova moneta. Nelle vetrine dei negozi comparvero i doppi prezzi, in lire e in euro, stampati su cartellini e manifesti. Nei primi mesi era frequente sentire espressioni come “sono 10 euro, cioè circa 20 mila lire”. In centro erano attivi boutique di abbigliamento, cartolerie, librerie e qualche Internet Point, segno dei tempi. I ragazzi si scambiavano SMS col Nokia 3310 e scaricavano suonerie polifoniche.

Il gelataio del centro era conosciuto come \\"el gelataro de'Magrè\\", e al banco serviva sempre una donna gentile di nome Grazia, il cui sorriso e cortesia erano parte integrante dell'esperienza estiva in centro. Era una Schio più popolosa, più semplice, dove la gioventù era ancora figlia degli anni ’80 e ’90, cresciuta con il ritmo più lento di un’epoca che oggi sembra lontanissima.

Vita quotidiana tra le vie di Schio

Il locale più in voga a quel tempo era il Bar Due Mori, punto di riferimento per incontri e chiacchiere. Per la musica dal vivo, invece, era il 21 Settembre a offrire serate coinvolgenti. A sera ci si trovava ancora molte volte nei pressi della stazione, in un parcheggio che doveva ancora essere rifatto: era di sassi, tanto che i giovani dicevano ridendo: “ci vediamo al parcheggio di sassi”.

Le estati erano vissute allo Skiosko, dove le notti erano belle e intense, piene di gruppetti, artisti di strada, i primi corsi di Internet, e la Festa della Musica durante la notte bianca. Era ancora il tempo del piano bar con le basi, e le ragazze vestivano in modo semplice ed erano bellissime, con le canottierine, trucco leggero dei vent’anni, e i capelli lisci che ballavano nel vento delle sere d’estate.

Nel settembre 2002, Piazza Falcone e Borsellino fu trasformata in un grande ristorante a cielo aperto con 260 posti a sedere. L’evento, organizzato da El Bronsin e venti ristoratori locali, fu un successo immediato.

In Piazza Falcone e Borsellino, era già presente la grande scultura \\"Porta della Luce\\" di Giancarlo Scapin, installata nel 1998. I manifesti e le locandine di eventi, sagre, mostre fotografiche e serate danzanti erano ovunque: dalle bacheche comunali ai muri scrostati dei vicoli.

Schio nel 2002 era una città viva, immersa in un passaggio d'epoca: tra tradizione e trasformazione, tra lire ed euro, tra la dimensione locale e i primi spiragli del nuovo millennio digitale.

C’è poi una Schio del 2002 che esiste negli occhi di chi allora l'ha vissuta a 23 anni – con tutta la vita davanti. È una Schio che, attraverso queste immagini, fa rivivere qualcosa d’altro: il fatto di avere tutta la vita davanti, tutto da scrivere, e tanta spensieratezza e entusiasmo per un futuro ancora inesplorato.

Poi tutto è andato. Le cose sono cambiate. La vita ha battuto il tempo e Schio è ancora lì. Ci sono tracce di un passato nelle stesse strade, eppure siamo cambiati noi. Oggi ci sono i ventenni del 2025 che abitano le stesse vie. Alcuni locali sembrano aspettarci ancora. I nostri volti sono cambiati, ma a volte suonano ancora gli echi di quei giorni, come a dirci: siamo ancora vivi, siamo ancora là, sei esistito davvero. Ma è giusto che rimanga là, e non venga contaminato, come una foto di un giorno che deve rimanere intoccabile.