Rapper cantautori contemporanei

Aprile 13, 2018

Quando si parla di cantautori viene subito in mente il barbuto Guccini con la fiaschetta di vino, la chitarra e l’animo da contestatore oppure il più sobrio De André, capace di creare ponti di connessione fra Vangeli Apocrifi e società moderna o rivisitare l’antologia di Spoon River creando qualcosa di meraviglioso. Affiancare questi colossi della […]

Quando si parla di cantautori viene subito in mente il barbuto Guccini con la fiaschetta di vino, la chitarra e l’animo da contestatore oppure il più sobrio De André, capace di creare ponti di connessione fra Vangeli Apocrifi e società moderna o rivisitare l’antologia di Spoon River creando qualcosa di meraviglioso.

Affiancare questi colossi della musica con gli attuali Rapper, che si presentano con collane al collo, tatuaggi, vestiti griffati e capelli assurdi può sembrare una affermazione “eretica” – eppure ha senso soffermarsi un attimo e analizzare il fenomeno in un’ottica lievemente diversa.

I cantautori degli anni ’70 parlavano ai loro contemporanei, figli del ’68 – rappresentavano lo specchio della gioventù dell’epoca, con le loro conquiste e le loro inquietudini. Utilizzavano una forma espressiva a cavallo fra il i classici della letteratura ed un miscuglio di musica pop, folk e rock – risentivano dell’influsso dell’America di Bob Dylan ed erano dei capelloni, barbuti, filo-anarchici.

Cercare di replicare nel presente questi modelli vuole dire tentare di mettere in piedi qualcosa di anacronistico dal gusto retrò, in quanto i giovani del ’68 sono tutti ultra sessantenni, mentre i giovani d’oggi hanno altri modi di esprimersi, hanno altri problemi, altri sogni e altri ideali.

Gli unici che possono dare voce al loro bisogno di essere rappresentati in una società di adulti che non li capisce, sono i loro miti di adesso che con la musica e le parole diventano provocatori e rappresentanti del loro tempo.

I modelli sono sempre gli stessi:

I cantautori non erano musicisti, conoscevano qualche accordo di chitarra ed abbozzavano sopra ad un arpeggio un testo lunghissimo – alla stessa stregua i rapper non sono musicisti, conoscono programmi per creare le loro basi su cui abbozzano testi lunghissimi.

La barba incolta ed i capelli lunghi dei cantautori è stata sostituita da una rappresentazione estetica un po più bella e funzionale fatta di bei vestiti, tatuaggi, macchine, collane e occhiali.

I cantautori esprimevano inconsapevolmente un malessere che subivano e che traspariva nei loro testi  – la stessa cosa possiamo dire dei testi Rap –  i quali diventano veicoli in grado di parlare con superficialità di problemi molto più ampi, specchi distorti di una generazione a cui è stato portato via tutto.

I cantautori (eccetto quelli più popolari, gigioni e melensi) venivano passati poco in radio – senza fare nomi – anche in questo caso esistono Rapper che passano pochissimo in radio perché appartengono a giovani che adoperano mezzi differenti dalla radio per ascoltare i loro miti.

La prossima volta che sentiremo una canzone Rap fermiamoci qualche minuto ad ascoltarla, probabilmente riusciremo a capire meglio le nuove generazioni e svecchiare il nostro modo di concepire la musica…

…poi se non li capiremo vorrà dire che il loro obiettivo sarà stato raggiunto…

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    Esperto di comunicazione interdisciplinare.

    Consulente con oltre 20 anni di esperienza in ambiti manageriali, comportamentali e di vendita. Digital Marketing Strategist nell’ambito della ideazione, coordinamento e realizzazione di progetti di Marketing Digitale.